Dopo la posa a dimora della pianta, il lavoro non è finito, ma anzi comincia.
Anche se si tratta di un frutto antico, che necessita quindi di poche cure, non deve essere abbandonato a se stesso, soprattutto per i primi anni. Mi capita spesso di vedere piante da frutto messa a dimora da pochi anni e totalmente abbandonate. Questo mi dispiace, perché so per certo che queste piante non daranno mai frutti e penso al lavoro che ci vuole per riprodurre una pianta, alle fatiche che a volte devo fare per raggiungere una vecchia pianta per prelevare anche solo una piccola marza per evitare l’estinzione di quella varietà.
In Italia ci sono tanti vivaisti appassionati come me, che raccolgono vecchie varietà; ma c’è bisogno anche di lettori ed hobbisti che ci segnalino vecchie varietà di fruttiferi che, attraverso l’innesto, riusciamo a salvare contribuendo alla conservazione di un patrimonio genetico prezioso altrimenti destinato a disperdersi nel tempo.
Con i frutti antichi trovi il benessere recuperando il passato!

Importanti sono dunque le cure dei primi 3/4 anni di vita. Come diceva l’”uomo dei semi”, la pianta è come un bimbo piccolo: deve essere custodita, ha bisogno di essere tenuta “nel pulito” togliendo le infestanti e mantenendo dissodato il terreno al fine di evitare eventuali crepe dalle quali, nel periodo estivo, il caldo penetri disidratando la pianta.
Innaffiare con una certa frequenza quando l’occhio, anche se non esperto, capisce che c’è bisogno di acqua.
In generale è meglio dare poca acqua piuttosto che troppa, perché un eccesso di acqua su alcuni portainnesti porta marciumi e malattie fungine. Se il terreno è povero, una manciata di concime è sempre utile perché – diceva l’uomo dei semi – “la pianta deve essere a tavola”, cioè deve stare bene, non le deve mancare il necessario, così come l’uomo a tavola sta bene. Chi ama le piante ha piacere e soddisfazione nel vedere le sue piante rigogliose e nel raccogliere ottimi frutti.
È importante ricordare che le lavorazioni del terreno devono essere superficiali (15-20 cm) per evitare di danneggiare le radici.

Per chi possiede qualche filare di alberi da frutto, consiglio di seminare tra le file delle foraggere, che non rubano sostanze preziose alla pianta, ma che anzi favoriscono la fissazione dell’azoto e migliorano quindi la struttura del terreno.
Un ottimo fissatore, ad esempio, è il trifoglio, che contrasta inoltre l’insorgere di infestanti.

Negli ultimi anni sono molti gli appassionati che ricercano le vecchie varietà da coltivare nei frutteti familiari perché sono caratterizzate da sapori e profumi nemmeno lontanamente paragonabili alla frutta “standardizzata”.
In ogni zona d’Italia sono presenti moltissime varietà antiche conosciute solo localmente da tempi remoti e che non dovremmo lasciare scomparire.
La natura le aveva selezionate per adattabilità, rusticità, resistenza alle malattie e venivano coltivate ai margini dei campi o frequentemente “ammaritate” alla vite.