Tanti anni di lavoro, di ricerche, di ricordi, tanti racconti di persone anziane: tanti piccoli tasselli che hanno portato alla realizzazione di questo nuovo sito.

Un sito che non è solo un catalogo virtuale, ma che racconta la storia di un’azienda, di una famiglia, e la passione per i frutti antichi che si tramanda di generazione in generazione.

Oltre 1600 varietà di frutti antichi e dimenticati, uve antiche, frutti d’altri tempi: un mondo di sapori e profumi, colori e forme, tradizioni e valori che spesso dimentichiamo e rischiamo di perdere.

Mi sono preso davvero tanti ritagli di tempo (ferie, festività, serate) per poter ricostruire questo mondo di notizie ormai perdute. E vorrei tanto provare a condividere con voi la mia passione, amici e amanti dei frutti antichi.

In questi mesi di raccolta dei vari materiali ho ripercorso la mia esperienza, ho riflettuto scorrendo le migliaia di foto scattate agli esemplari di madri-piante secolari o al singolo frutto. E a volte, di fronte a una foto, ricordavo che quell’albero non esiste più.

Alberi che hanno attraversato tante vicissitudini: hanno sopportato inverni gelidi, come quelli del 1918, del 1929 o del 1953; temperature torride ed eccezionali siccità, come nel 2003. Ma, con le loro vecchie radici ben fissate al terreno, hanno saputo superare ogni avversità, e se muoiono è solo per vecchiaia.

Con l’avvento della meccanizzazione, questi alberi hanno costituito un intralcio alle macchine per la lavorazione del terreno. Alcuni sono stati sacrificati a livello radicale, altri capitozzati, altri tagliati per fare legna, e infine è arrivata la mano dell’uomo per dare spazio al cemento.

Oserei dire che è stata una vera e propria guerra: purtroppo abbiamo perso tante varietà che nessuno potrà mai più creare.

Ed è paradossale che, mentre si procede al censimento degli alberi ornamentali, non ci si preoccupi di censire e salvaguardare tanti alberi da frutto, quei frutti che per anni sono stati il solo cibo dei nostri nonni.

Ricordo che il papà Mario diceva in dialetto reggiano che la sua cena negli anni ’30 e ‘40 era “un pom e un pès ad pan”, cioè “una mela e un pezzo di pane” …se c’era, perché non tutte le sere ci si poteva permettere un pezzo di pane!

Per questo io e la mia famiglia lavoriamo per recuperare e riproporre queste antiche varietà, con l’intento di non lasciarci sfuggire nulla: bastano poche gemme per far sì che una varietà non vada persa.

Certamente è una passione, quella trasmessami da mio padre Mario, che mi spinge a ricercare e salvare vecchie varietà di frutti. Ma oserei dire che ormai è diventata quasi una missione: è più forte di me, è qualcosa che sento dentro, la necessità di evitare l’estinzione delle piante da frutto antiche e di ricoltivarle con cura e amore.

Mio padre, che considero un grande maestro, diceva che coltivare una pianta in vivaio è come crescere un bambino piccolo: ha bisogno di cure continue, occorre seguirla passo passo cogliendo i suoi segnali e le sue necessità, per farle superare il primo anno di vita.

Credetemi, quando sono nel vivaio dove si trovano le madri-piante che ogni anno mi danno le nuove piantine, mi sento davvero sereno e in pace. Trascorro quasi tutte le domeniche in vivaio, a parlare con le mie piante, a scoprire i segreti che la natura ci insegna, ad assaporare il gusto unico del frutto maturo spiccato direttamente dalla pianta.

Sono soddisfatto perché anche i miei figli sono molto appassionati: sono riuscito, credo, a “innestare” in loro la passione per i frutti antichi.

Ringrazio tutti i clienti e gli appassionati che continuamente mi segnalano vecchie varietà da recuperare e tutti i miei collaboratori.

Enzo Maioli